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Tino Aiello: L’alchimista dell’argilla, per un’eleganza ceramica senza tempo

A volte arriva qualcosa che si distingue. E che si apprezza sempre di più ad ogni incontro. Mi è successo quest’estate a La Petite Plage a Golfe-Juan. Ci piace venire qui per la fantastica spiaggia, il cibo delizioso e l’ambiente meraviglioso. Ma ciò che mi ha davvero colpito è stato il servizio da tavola, fatto a mano, in solida terracotta, con sottili disegni e forme organiche. Il servizio di ceramica fine completa perfettamente ciò che viene servito nel piatto: una qualità che porta con sé la qualità.

Non potevo fare a meno di girare un piatto (quando era vuoto) per vedere da quale negozio proveniva. Ma il servizio da tavola di Petite Plage non era di un negozio qualsiasi: era un piatto di Tino Aiello. Ho girato tazze e altri piatti da portata per vedere il suo nome ovunque. Era tutto realizzato da Tino Aiello, il famoso artista della ceramica di Vallauris. Ecco dove è iniziato questo viaggio.

Tino Aiello: Un’eredità di ceramica a Vallauris

A Vallauris, il romantico villaggio ricco di storia della panetteria, risiede Tino Aiello, un artista della ceramica le cui mani trasformano l’umile terra in sinfonie di forme e colori. Il suo lavoro non è semplicemente decorativo: è una poesia tattile che eleva il quotidiano a straordinario, fondendo la poesia grezza del terroir della Riviera con la raffinatezza degli interni di alto livello. In un’epoca di tendenze effimere prodotte in serie, i pezzi di Aiello, realizzati al 100% a mano, sono la testimonianza dell’originalità, della qualità incrollabile e della creatività senza limiti: la sua firma inconfondibile.

Il lavoro di Tino segue una tradizione familiare di sette generazioni iniziata in Sicilia e stabilitasi a Vallauris. Suo nonno Tino, suo padre Carmelo e suo zio Philippe si sono concentrati sulla ceramica culinaria, realizzando oggetti come piatti e ciotole per uso quotidiano e speciale. Tino Aiello è cresciuto nei laboratori di famiglia, spesso facendo i compiti su tavole di ceramica circondato dall’odore dell’argilla. Tino Aiello continua l’attività della sua famiglia nel laboratorio utilizzato da Roger Capron.

Un magico processo di creatività

Sotto la guida di Tino Aiello, il laboratorio si è trasformato in un luogo quasi mitico. Naturalmente, vengono offerti corsi a chi vuole imparare a creare e cuocere la ceramica, e tutti sono i benvenuti nel negozio per acquistare un vaso o un servizio da tavola unico. E grazie a Instagram, sempre più persone stanno trovando la strada per Vallauris.

Ma il suo studio è il cuore del luogo: qui la creatività di Tino corre a tutta velocità, allineata al tornio. La produzione non è solo artigianato, ma soprattutto un processo magico. Tino sente, come un alchimista, il potere della Terra nell’argilla e le vibrazioni dell’universo che lo circonda. Questa combinazione, unita alle indicazioni del cliente, lo ispira continuamente a creare un’opera d’arte da parete, un vaso o una collezione di servizi da tavola unici. Era logico che vincesse il campionato francese del 2022 per i migliori “Tourneurs Potiers” (vasai a ruota).

Nel 2025, i suoi clienti includono hotel di lusso, famiglie reali del Medio Oriente, yacht charter esclusivi e ristoranti di alto livello. Il suo pubblico è alla ricerca di originalità e qualità nelle ceramiche fatte a mano. Non c’è da stupirsi se si incontra il nome di Tino Aiello in luoghi dove il lusso viene costantemente ridefinito.

Un piatto esclusivo per una cena esclusiva

L’ascesa di Tino Aiello nel regno dei ristoranti di alto livello segna il primo capitolo della sua eredità in Riviera. A Cannes, dove la gastronomia è stata elevata a vera e propria arte, le sue ceramiche sono diventate protagoniste silenziose di ristoranti all’avanguardia. Se ti trovi a Cannes, visita Mademoiselle Gray del Barriere Hotel Group o i ristoranti La Môme, La Muse e Medusa.

Un pezzo, realizzato sulla sua ruota con la precisione di un chirurgo, può presentare imperfezioni sottili: la lieve impronta di un pollice qui, una goccia di smalto là, per celebrare il tocco insostituibile della mano. Non si tratta solo di piatti e ciotole, ma di oggetti di conversazione, le cui forme organiche rispecchiano l’etica del ristorante di autenticità e stravaganza.

Ciò che distingue queste commissioni è l’intimità collaborativa di Tino Aiello, che visita i siti con mesi di anticipo, traendo ispirazione dall’architettura del locale e dalla filosofia del menu. Per Mido a Parigi, ha realizzato una serie di ciotole asimmetriche con finiture in Raku fumé, le cui superfici screpolate ricordano antichi forni e fanno riferimento alla riverenza del ristorante per la cucina.

Queste opere, interamente originali e prive di stampi o macchinari, sottolineano il credo di Tino Aiello: la creatività non si replica, ma rinasce in ogni cottura. Come ha confidato un sommelier, “le ceramiche di Aiello non contengono solo il cibo: contengono la storia del pasto”.

Arte da parete in ceramica per immobili di lusso

Tuttavia, l’opera di Tino Aiello trascende il tavolo, salendo a scale monumentali nelle sue impressionanti lampade e nei pannelli di ceramica da parete. Non si tratta di semplici murales ma di sinfonie architettoniche, progettate per dominare lo spazio e l’anima. I suoi pannelli si trovano nei palazzi e negli ingressi di classe delle residenze di lusso della Costa Azzurra.

Queste installazioni, che spesso si estendono per 20 metri quadrati e oltre, sono imprese di resistenza: Tino Aiello e il suo piccolo gruppo di assistenti lavorano per mesi, dalla costruzione iniziale delle bobine alla cottura di più strati che può raggiungere i 1.300 gradi Celsius. Il risultato? Pareti che respirano, che invitano al tatto, trasformando sterili atrii in gallerie viventi.

I clienti, dal principato di Monaco ai palazzi di Abu Dhabi, lo cercano sapendo che i suoi pannelli, realizzati al 100% a mano e irriproducibili, conferiscono alla residenza una profondità narrativa. Quest’arte non è un’aggiunta, ma il cuore pulsante della proprietà.

Stoviglie uniche per yacht di lusso

Forse il dominio più poetico di Tino Aiello si trova in mare, dove realizza stoviglie per i superyacht del mondo, le fortezze galleggianti dell’élite. In un’industria in cui l’opulenza incontra il capriccio dell’oceano, i suoi pezzi offrono un’eleganza radicata.

Per gli yacht più esclusivi, Tino Aiello progetta un servizio completo: basi per bicchieri in alabastro smerigliato, piatti incisi con cartigli nautici di delfini e rose di bussola, tutti resistenti alla corrosione dell’acqua salata grazie ad argille proprietarie a bassa espansione. Ogni set, che comprende un minimo di 200 articoli su misura, è progettato per le condizioni marine, con la precisione delle labbra fatte a mano, delicatamente svasate, e le basi appesantite per garantire la stabilità sui ponti di lancio.

Tino Aiello: L’alchimista dell’argilla, per un’eleganza ceramica senza tempo

Per chi cura una vita di raffinati eccessi in Costa Azzurra, Tino Aiello rappresenta più di un artista: è un curatore della memoria. Le sue ceramiche si intrecciano nel tessuto delle residenze di lusso, dalle ville assolate di Èze e Villefranche-sur-Mer alle tenute discrete di Super Cannes, ricordandoci che la vera stravaganza risiede nell’imperfetto, nell’umano. Mentre la Costa Azzurra si evolve, accogliendo miliardari attenti all’ambiente e nomadi digitali che desiderano l’autenticità, il lavoro di Aiello unisce il fascino del vecchio mondo all’audacia del nuovo.

Con la presenza di Tino Aiello nel nostro portfolio, i nostri clienti di Living on the Côte d’Azur scoprono non solo oggetti, ma anche estensioni di sé: un piatto da ristorante che accende la leggenda della cena, un pannello da parete che incornicia l’eredità familiare, una ciotola da yacht che brinda ad orizzonti sconosciuti. La sua arte invita a toccare, raccontare, assaporare lentamente le argille più sottili della vita.

Contatta Jolandadi Living on the Côte d’Azur per discutere del tuo viaggio per creare un’opera d’arte di Aiello. E visita la sua fantastica pagina Instagram per gli ultimi aggiornamenti.

La storia di Vallauris come mecca della ceramica

Immersa nelle Alpi Marittime, Vallauris – un tempo umile villaggio medievale di uliveti e vigneti terrazzati – si è trasformata nella mecca europea della ceramica grazie a una confluenza di geologia, migrazione e pura grinta umana. La “tradizione della ceramica e del forno”, come la chiamano poeticamente gli abitanti del luogo (da poterie per la produzione di ceramica e cuisson per il processo di cottura), non è una tendenza passeggera ma una cronologia vivente incisa sulle rive ocra del fiume Var. Le sue origini risalgono al XII secolo, quando gli artigiani moreschi in fuga dalla Reconquista portarono le tecniche di smaltatura saracene attraverso i Pirenei. Questi primi vasai, attratti dalle abbondanti argille ricche di caolino di Vallauris (raccolte dalle vicine cave di Siagne), crearono i primi forni comuni – forni a forma di alveare alimentati da pozzi di olive e pino – intorno al 1150 d.C.. Gli scavi archeologici del Museo Magnelli rivelano frammenti di quest’epoca: semplici tegole e anfore smaltate di verde, cotte a 1.000°C per sigillare i segreti della terra, utilizzate per qualsiasi cosa, dalla conservazione dell’olio d’oliva agli ornamenti dei tetti delle chiese.

Nel XIV secolo, le fornaci di Vallauris si moltiplicarono come il timo selvatico sulle colline, con i loro pennacchi fumosi che accompagnavano il ritmo del villaggio. I registri delle corporazioni degli Archives Départementales des Alpes-Maritimes documentano oltre 20 fabbriche di ceramica attive entro il 1350, ognuna delle quali era un “forno” di creazione in cui maestri tourneurs (lanciatori di ruote) e fourneurs (maestri di forno) collaboravano in sinfonia. La cottura – quella fiammata trasformativa che durava fino a 48 ore – era (e rimane) il rito sacro della tradizione: forme di argilla, spalmate di barbottina, venivano caricate strato per strato nei saggari, per poi essere sottoposte a cotture di riduzione che davano vita a blu iridescenti e bianchi screpolati. In quest’epoca nacque il caratteristico stile faïence di Vallauris, influenzato dalle maioliche italiane importate attraverso le rotte commerciali di Genova, che adornavano i palazzi della nobiltà nizzarda. Immagina: mentre la peste nera devastava l’Europa, i vasai di Vallauris preparavano piatti raffiguranti idilli pastorali – simboli resistenti di rinnovamento in mezzo alla rovina.

Consegna a Luigi XIV a Versailles

Il Rinascimento alimentò questa fiamma. Nel 1520, l’editto del re Francesco I incoraggiò gli emigrati liguri e toscani a stabilirsi, facendo crescere la popolazione del villaggio da 500 a oltre 3.000 persone nel 1600. Questi nuovi arrivati – famiglie come gli Infantes e gli Audibert – industrializzarono l’artigianato senza perderne l’anima, costruendo nel 1654 l’iconico forno comunale Grand Four, un colosso di 10 metri che poteva cuocere 5.000 pezzi contemporaneamente. Vallauris esportava nei porti di Marsiglia e sulle tavole di Versailles, le sue giare color ocra e le fontane di maiolica alimentavano l’opulenza della corte di Luigi XIV.

Tuttavia, fu l'”Età d’Oro della Cottura” del XVIII secolo a cementare la longevità della tradizione: nel 1750, 150 botteghe punteggiavano lo Chemin des Potiers, le loro tecniche si affinavano per produrre il famoso verre émaillé – vetroceramica smaltata che imitava la lucentezza di Murano ma a metà del costo. Il boom economico della Rivoluzione Francese (quando i ceramisti rifornivano il fervore rivoluzionario con urne decorate) e la Belle Époque del XIX secolo (che ornava i nascenti casinò di Cannes) fecero sì che le fornaci non si raffreddassero mai. Gli storici stimano che questo picco produca 2 milioni di pezzi all’anno, a testimonianza di una tradizione che risale a 850 anni fa, da quelle scintille moresche.

Nel XX secolo, il soggiorno di Pablo Picasso a Vallauris nel 1948 – dove ha cotto oltre 2.000 ceramiche nei laboratori di Madoura – ha riacceso il fascino globale, fondendo antichi riti di cottura con la ribellione cubista. Oggi, a partire dal 2025, la tradizione prospera in 40 laboratori di ceramica attivi, dagli eredi di Ramié agli atelier innovativi che sperimentano le bio-argille per una cottura sostenibile. Eventi come l’annuale Festival della Rotta dei Vasai (il prossimo nel giugno 2026) attirano 50.000 pellegrini per assistere alla cottura dal vivo, dove le fiamme lambiscono 1.300°C per far nascere pezzi che riecheggiano le astrazioni della Riviera di Aiello. Le sfide climatiche – estati più secche che mettono a dura prova le scorte di legno – hanno spinto i forni ibridi a gas e legna, ma l’etica della cottura lenta e fatta a mano resiste, un ponte tra i focolari medievali e il lusso moderno.

da Jolanda Kuijer/3 Novembre 2025/in Blog
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